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lunedì 16 settembre 2013

Da “Paris, Texas” a “Paris, Hilton”. The Bling Ring.

Che cos’è che vogliamo?

SLEIGH BELLS E LOUBOUTINS!

E quando le vogliamo?

GIà NEI TITOLI DI TESTA!

Ah, Sofia.
Sofia Sofia Sofia. (E qui l’autrice scuote il capo fissando il pavimento, NdR)

Sofia mia, se in questo momento mi trovassi davanti a te, il discorso che mi uscirebbe di bocca sarebbe pari pari il testo di “Bella senz’anima”.
Oppure no, pensandoci meglio. Che non sia proprio io a darti l’idea di farne una cover electro-indie: Casablancas al posto di Cocciante, sullo schermo un’adolescente che si siede su quella seggiola e poi si spoglia come sa fare lei e via, anche per il prossimo film siamo a posto.

Sofia. Di cosa ci parla Cocciante?
Della fine di un amore. E come finisce un amore?
Nei tuoi film, con uno sguardo che si posa annoiato sullo skyline di Tokyo con gli Air in sottofondo.
Ma d’altra parte i tuoi film sono solo un insieme di pretenziose puttanate. E quindi ora te lo spiego io, come finisce un amore nella vita reale.
C’è Cocciante, ovvero io, che si innamora. Della Bella Senz’Anima, che poi saresti tu. Ti vedevo anche bella, capisci? 
L’amore è irrazionale, si sa. Specie se ci si innamora in così giovane età: a 15 anni, dammi una Lux Lisbon, una cameretta frou frou e una “Playground Love” e sarò tua per sempre. 


Poi però si cresce, Sofì.
E allora inizia la seconda fase: all’ ”Amore è cieco” subentra il “Sì, potrebbe in effetti essere una cagna maledetta…però cambierà”.


Il che si traduce, negli anni, in indulgenti recensioni tipo:
- Beh, Bill Murrey era straordinario! E poi che tocco di classe, quel “Sometimes” sotto la pioggia, eh? (2003)  
    - Ma dai, le All Stars tra le scarpette di Marie Antoinette! Cioè, hai capito che anacronismo pregno di significato? Ci sta dicendo che tutti gli adolescenti della storia si trovano ad affrontare gli stessi identici problemi, che vivano nella Versailles del ‘700 o nella Scampia degli anni zero! (2006) 
- Eh…insomma…dai, alla fine…Ten decisions shape your life, you’ll be aware of five about. (2010)

Ora. Persino una Bella Senz’Anima, se minimamente furba, arriva a capire il concetto di “Do ut des”: io ho dato, Sofia. Per tutti questi anni, ho dato soldi, pazienza, comprensione e persino cecità fasulla davanti a certe scene che lasciamo perdere o mi prudono le mani.

Nella diapositiva, un esempio di scena che fa prudere le mani.

E veniamo a te: non era forse arrivato il momento di darci un bel film?
Ho detto “Bello”? Chiedo scusa, ho esagerato. Facciamo “Decente”? “Sensato”? “Con una minchia di qualsivoglia trama”?
No. Dopo mesi di hype, tu ti ripresenti con “The Bling Ring”.
Ovvero, un trailer smarmellato su 90 minuti. 90 minuti di Miu Miu, Chanel, Louboutine, furti, Paris Hilton, una mezza pole dance, adolescenti borghesi che sniffano cocaina per manifestare il proprio senso di disagio verso una società superficiale e priva di punti di riferimentoCRISTO.

E no, sulla recitazione di Hermione non sprecherò una parola.

 "Niente, eh? Vabbè stellì, famo così: inventate qualcosa con 'sto palo 
e ce ne andiamo tutti a casa, su."


Mettiamola così: “The Bling Ring” è un porno.
E se chiedete a uomo di recensire un porno, probabilmente l’unico commento che otterrete sarà “Beh, ha funzionato”.
“The Bling Ring” è la stessa cosa, esiste solo ed esclusivamente per funzionare. Ho voglia di comprarmi un paio di scarpette, dopo la visione? Si, cazzo, si! Anche due! Anzi, voglio entrare di straforo in casa della Ferragni e fare razzie! E si, lo so, la Ferragni è quello che è. Ma in Italia questo passa il convento.



Però, Sofia, questa è pornografia. L’amore è un’altra cosa.
E da Cocciante è un attimo che passiamo a Masini:
per questo ti saluto, Bella Stronza.



mercoledì 20 febbraio 2013

La buona notizia: il titolo è solo un’iperbole. Noi siamo infinito.

La cattiva notizia, invece, è che anche voi potreste cedere e decidere di guardare questo film. 


Il motivo? La complessità della logica umana. Per farla breve trailer, locandina e cast sono stati plasmati apposta per far scaturire nel potenziale spettatore un flusso di coscienza di questo tipo:

Fase A: “No, vabbè…ma c’è Hermione che fa la sexy?! Non scherziamo, dai. E poi, cos’è questa locandina in stile indie for dummies? Mi ricorda tanto quei filmetti alla “Garden State”…che dio ce ne scampi e liberi! …senza contare che “Noi siamo infinito” suona assolutamente plausibile come titolo del prossimo best seller della Tamaro.
Deciso: col cazzo che me lo guardo. Un biglietto per “Die Hard”, grazie”.

Fase B: “Beh, però…mica è giusto bollare per sempre un attore solo per il suo ruolo da enfant prodige. Cioè, guarda le sorelle Olsen, Macaulay Culkin, Lindsay Lohan, Jodie Foster! E poi, se mi fossi fermata al titolo italiano, quando mai sarei andata a vedere una roba chiamata “Se mi lasci ti cancello”? Diciamocelo: anche quello della locandina è un discorso del cavolo.

Vuoi vedere che alla fine può essere un bel film…? Un biglietto per “Noi siamo infinito”, grazie!”.

Ed è così che questo film ci fotte. Ci attira in sala per senso di colpa, solo per dimostrarci che il concetto di “pregiudizio” è parecchio sottovalutato.

Due righe sulla trama: adolescente sociopatico, con un bagaglio di traumi infantili tale far leccare le labbra a Raffaele Morelli, approda alla scuola superiore. Fa amicizia con Hermione e Kevin e scopre che la vita può anche essere bella.
Non starò a commentare.
Al contrario, per punzecchiare in modo diretto il vostro spirito critico, ecco un elenco di citazioni tratte da questi 100 e più minuti di tortura:


“Il primo anno (alle superiori) non è facile, ma vedrai che troverai te stesso”.

“Amo gli Smiths! Perfetti per quando ti lasci”.

“Io non sono bulimica: sono bulimista. Io amo la bulimia!”.

“Mary Elizabeth è molto interessante, perché è buddista e punk”.

“Mi sento infinito”.

“Accettiamo l’amore che pensiamo di meritare”. Nota: questo è il pezzo forte, lo ripetono più volte.

“E’ quasi il nostro secondo anniversario settimanale!”.

“Sono andata a letto con ragazzi che mi trattavano da schifo e mi facevo di brutto”. Nota: ma sei Hermione, cristo santissimo!

“Non possiamo scegliere da dove arriviamo, ma possiamo scegliere da dove andare da lì in poi”.

Nella diapositiva: una ricercata metafora della libertà.

Che dire, se avete continuato a leggere fin qui dovete avere davvero un gran pelo sullo stomaco. Ma tranquilli, ora vi dò il colpo di grazia: i tre protagonisti, tanto indie e tanto sofisticati in materia musicale, sentono una canzone alla radio durante una memorabile serata che cementerà per sempre la loro amicizia bla bla bla. La canzone è molto bella, ma nessuno di loro la conosce. E ci mettono un’ora e mezza di film – equivalente a un intero anno scolastico – per risalire a nome e autore del pezzo.

Si trattava di “Heroes”.