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mercoledì 26 settembre 2012

Le donne vere hanno le curve. Per questo noi preferiamo sognare.


Mettiamo subito una cosa in chiaro: chi scrive è a dieta. A dieta da tre mesi. Roba che attualmente guardo i carboidrati come un maniaco sessuale guarda gli stacchetti delle Veline. Per cui, si: ci sarà acidità nelle mie parole. L’acidità è l’unico condimento concesso dal mio regime alimentare. Quindi, femministe mie, tenetevi alla larga da questo post perché qua non ci sarà comprensione né solidarietà: le donne in sovrappeso verranno maltrattate di brutto.
Warning warning warning.

E adesso, passiamo al film. Ripetiamo tutti insieme: “Io, da un film da femmina in crisi premestruale, mi aspetto dell’aspirazionalità”. Concetto semplicissimo, che ha arricchito le casse di decine di registi, sceneggiatori e Julie Roberts. Eppure c’è sempre qualche pollo che tenta la mossa del chick flick femminista. Ecco, io a questi signori vorrei far notare che noi donne, nonostante la nostra abilità nel confondervi le idee, sappiamo benissimo cosa vogliamo. E se una sera abbiamo deciso di guardarci un film pregno di femminismo, ci guardiamo Kill Bill. Ci guardiamo Dogville. Ci guardiamo un qualsiasi film d’autore dove una donna ammazza gente come se non ci fosse un domani.
Ma se al contrario abbiamo in programma la visione di un chick flick, tanto per avere un sottofondo alla manicure fatta in casa, VOGLIAMO DAVVERO GUARDARE UN CHICK FLICK. Vale a dire, un filmetto leggero, al limite dello stupido, che non si faccia veicolo di alcun valore oltre “L’uomo dell’amica è sacro” o “Prendere in giro una racchia non sta bene”.
E quindi, che me ne faccio io di “Le donne vere hanno le curve”? Un film che vorrebbe farmi credere NON alla bellezza interiore. Di più. Un film che vorrebbe farmi credere che io donna sto bene con me stessa, mi piaccio, in versione cotechino.
Vi prego.
Dai.
Può anche essere vero – io non lo credo, ma sono opinioni – che la bellezza stia nell’occhio di chi guarda. Ma l’occhio di una donna che guarda sé stessa, fidatevi, è iniettato di sangue. Nessuno altro potrà mai offendere l’aspetto fisico di una donna più e meglio di quanto lo faccia la sua stessa psiche. Dire a una donna di accettarsi così com’è è come dire a uno Spartano di invocare pietà in battaglia. Noi non ci arrendiamo. Mai. La 38/40 è l’obiettivo a cui immoliamo la nostra vita quotidiana.
Poi oh, non mi credete? Guardate qua e ditemi se queste donne possono onestamente dire di amare il proprio corpo.


Ma anche:


E per non farci mancare niente:


Al di là del cast improntato al sex appeal, “Le donne vere hanno le curve” ci offre anche una trama originale: Cenerentola, versione messicana. Ana – la grassona più giovane – vuole andare al college, essere una donna indipendente e uscire con i ragazzi. Ma si scontra con una mamma vecchio stile, che non pensa ad accrescere la cultura della figlia quanto a diminuirne il livello di colesterolo. Anche qua: trovatemela, nella vita reale, una mamma che si preoccupa della tua linea anziché rimpinzarti come un tacchino farcito, negando l’evidenza dei tuoi 50epassa chili. E Ana che fa? Anziché ringraziare Dio per una madre così saggia, le urla contro e si ribella a suon di “Mi trovo bellissima così”.
E niente, questo è il film. Ana litiga un po’ con ogni membro della famiglia e alla fine al college ci va. Manco a dirlo, grassa come prima.
Insomma, se anche voi siete attualmente vestali dell’Ipocalorico, ‘sto film vi farà prudere le mani per 90 minuti. Fatemi sapere come va, io oltre non riesco a commentare. Probabilmente a causa di un calo di zuccheri.

giovedì 30 agosto 2012

E con ogni pizza in omaggio una lattina di saggezza. Mystic pizza.

Il 2 ottobre è la festa dei nonni. Avete presente no, sono le babysitter di quando eravate piccoli, che invece di ricevere dai vostri genitori i cinquantamila, li davano a voi. Comunque, quel giorno lì, se vorrete celebrarli non troverete niente di meglio che Mystic Pizza. Perché Mystic pizza è l’apoteosi dei nonni e dei loro dettami. Il film solo apparentemente parla di queste tre ragazze, di cui due sono sorelle, che lavorano nella pizzeria che dà il nome al film. Dove a quanto pare si fa la pizza più buona del mondo. Vi ricordo che stiamo parlando di una pizzaiola di origine portoghese, che sforna pizze negli Stati Uniti, paese dove viene considerata una prelibatezza metterci ananas e prosciutto cotto. Ma io non sono Gordon Ramsay, quindi chissene. Queste tre ragazze, tra cui una piuttosto in carne e in fase di litigio col parrucchiere Julia Roberts, vengono seguite mentre intrecciano relazioni sentimentali. È un chick flick, che vi aspettavate, una partita a scacchi con la morte per caso? In realtà, quello che viene prepotentemente fuori dalla pellicola, è quanto i nonni ne sappiano. 
1) I nonni salvano i matrimoni. Tu, donna, perché dovresti mettere in casa, sotto gli occhi di tuo marito architetto green radical chic, una soda e palpitante 18enne (Kat Arujo, ossia la sorella piccola del personaggio di Julia Roberts)? Qual è il prossimo passo, Sasha Grey come donna delle pulizie per scopare i pavimenti? Pigliati nonno, risparmi, e rendi molto più difficile a tuo marito tradirti. 

2) Impara a cucinare. Non importa che Julia Roberts interpreti la cameriera, e quindi non colei che spignatta a tutti gli effetti ma solo quella che porta il pasto in tavola: quando dalla cucina passa nella sala del locale, gli uomini la guardano con bramosia. Cibo = sesso = tenersi un uomo. 
3) Meglio con più carne addosso: uno dei 3 protagonisti maschili preferisce una florida e mora Roberts alla biondina magra e algida. Lo so, il mio ideale di donna è Kate Moss, ma a quei cretini col cromosoma y piace infilare le mani – e altre svariate parti – in luoghi morbidi e coccolosi. Quando nonna Adele mi dice “Quanto stai bene celletta (uccellino) mia”, io due cose so: che il mio BMI è a 30, ossia sull’orlo dell’obesità; ma che le mie tette sono più grandi. (I “poro celletto” invece, secondo mia nonna indicano grave sciagura, come quando mio fratello è stato un anno a Copenaghen per studio. In effetti come non compatirlo.) 
4) Datela dopo. Milioni di nonne non possono essersi sbagliate. Dove “dopo” è relativo a sé stesso, è dopo il dopo, tergiversate, fategli venire le palle color puffo. Quando Julia Roberts conosce Charles Gordon Windsor Jr. Mazzanti Viendalmare, gliela dà praticamente subito. E rimane inculata. Per inciso, se volete capire cosa si intende davvero quando si parla di “lineamenti cesellati”, guardate lui. 


Poi vabbè che il finale rimane aperto, si rifrequentano e via dicendo. Ma a me piace pensare che per una volta a Julia sculata Roberts non vadano bene le cose, e che le raccomandazioni delle grangenitrici siano sacrosante. 
Quindi cari amici, stasera, quando tornate a casa, prima vi vedete il film, e poi andate dai vostri nonni, e pure dai vostri genitori, che sono i nonni di domani, date loro una carezza, e dite loro “Questa è la carezza di Blood and Tears”.

mercoledì 11 luglio 2012

Meglio cambiare quartiere. Notting Hill.





Notting Hill, how do I hate thee? Let me count the ways. Sì, perché a me ‘sto film non va proprio giù.


Anzitutto c’è Julia Roberts. Basterebbe questo, a parer mio. E va bene che la cavallona ha recitato, e benissimo, in “Pretty Woman” e “Il matrimonio del mio migliore amico”, che io adoro, però questo non vuol dire che noi si debba continuare a sopportare inquadrature su inquadrature delle sue otturazioni. Julia, se proprio vuoi far vedere a tutti che ogni anno spendi dal dentista l’equivalente del debito di un paese africano, ci sono luoghi più adatti dello schermo di un cinema. Toh http://www.fdicongress.org/. Se puoi riportami l’accappatoio dall’albergo, grazie.
When you say nothing at all. Ogni volta che la sento ho voglia di chiamare Sharon Stone e implorarla di usare il punteruolo contro i miei timpani. Non la disprezzo per snobismo, sia chiaro: io avevo 15 anni quando i TT si sciolsero (non sapete per cosa sta TT? Ma campate ancora?), ed ero a S.Siro lo scorso luglio quando hanno fatto il concerto della vita e ho urlato il mio amore adolescenziale a Jason e Howard, e ho cantato con tutta la mia anima Back for good. Io la disprezzo perché mi fa proprio vomitare.
Witticism. Or lack thereof. Quel misto di arguzia e intelligenza che gli inglesi sembrano avere nel codice genetico e che probabilmente gli passano fin da piccoli col porridge. Ecco. Qui è moscissimo. E la cosa mi fa incazzare, perché lo sceneggiatore è il britannicissimo Richard Curtis, Cristo santo! L’uomo dietro Mr. Bean. 4 matrimoni e un funerale. Bridget Jones. Richard, non eri ubriaco mentre scrivevi?
I vestiti. Non si può fare un chick flick senza infilarci almeno una mise degna di nota. Una, non cento. Non voglio “il diavolo veste Prada”, ma manco “Ladri di biciclette”.
124 minuti. 1-2-4 minuti per un plot che si potrebbe risolvere in 40. Rivoglio la vita che ho perso mentre lo guardavo.
Il potenziale sprecato del plot: la persona comune che incontra e corona il sogno d’amore col vip. Richard. Noi bambine iniziamo a sognare di accoppiarci con i personaggi famosi più o meno a 7 anni e 4 mesi. Io incontro Jude Law almeno una volta a settimana, per dire (il fatto che incontri uno con quel cv amoroso, quando in giro ci sono ottimi fighi e partner fedeli tipo Brad Pitt, la dice lunghissima sulla mia totale e irrimediabile incapacità di giudizio quando si tratta di uomini. Qualcuno mi salvi da me stessa). Dicevo, lo facciamo di continuo, e con ricami di sceneggiatura che tu ti sogni. Per tutta la vita rimane uno dei 2 desideri fissi da chiedere a geni e fate turchine. Il secondo è cancellare il grasso da ogni cellula del nostro corpo. Un po’ di sforzo in più, che diamine!
Però. Siccome sono buona, aggiungo i 4 motivi per cui non fa totalmente schifo.
Rhys Ifans che si guarda le chiappe allo specchio. Oh, mi fa ridere, sarò un animo semplice.
Cavalli e segugi. Probabilmente la migliore – se non unica – gag del film.
Hugh Grant. È vero, fa come sempre l’imbranato, mentre lui secondo me rende meglio come stronzo, quale è la sua vera natura, tipo in Bridget Jones. Ma io lo amo dal 1994, prostitute o meno. E continuerò a farlo.
Londra. Lo dice Cesare Cremonini, amiamo l’Inghilterra; lo dice il fatto che quando inizi a farfugliare di voler vivere all’estero, il primo estero che nomini è sempre lei. Non mi importa  che dopo questo film siano iniziati i pellegrinaggi a Portobello e le foto brutte delle sue casette colorate (tossisce imbarazzata). Londra val bene tutto, anche 1000 brutti film.